
Fuzzy Copyright
Ha lasciato un’interessante scia di commenti sul web la conferenza di Cory Doctorow (craphound.com) tenutasi venerdì scorso nell’ambito di Meet the Media Guru, manifestazione che porta ogni anno a Milano le migliori menti della generazione digitale. Doctorow è scrittore di fantascienza e giornalista. Collabora con testate autorevoli come Wired, The New York Times e The Guardian. E occupa il quinto posto nella classifica di Forbes delle 25 celebrità del Web, settimo Beppe Grillo. Doctorow è infatti fondatore di uno dei blog più seguiti al mondo, boingboing.net.
Doctorow è da tempo impegnato nella battaglia per la revisione normativa del diritto d’autore, in favore della condivisione del sapere. E proprio il copyright nell’era digitale è stato il tema centrale del suo intervento a Meet the Media Guru. Doctorow paragona l’industria del cinema ad un signore che vive sul Vesuvio e che pretende di continuare a vivere su Vesuvio anche se il Vesuvio erutta. Insomma per Doctorow il copyright non ha più tanto senso.
Internet è la fotocopiatrice più perfetta e potente mai inventata, nota Doctorow. Ma l’industria dall’intrattenimento si rifiuta di prenderne atto e continua a immaginare scenari in cui persone hanno in casa un ampio schermo ultrapiatto con sotto un lettore digitale e una connessione ad alta velocità per scaricare film on demand. Questa idea insana ha indotto l’industria a investire ingenti capitali in tecnologie per la tutela dei diritti d’autore, tecnologie che si sono puntualmente rivelate fallimentari.
Una di queste è il Digital Right Managment ed è in forte sviluppo dal 1995. L’idea è di distribuire le opere sotto forma di file crittografati, decodificabili con una chiave, per lo più una stringa alfanumerica. Ma questa tecnica pone due problemi non risolvibili. Innanzitutto è impensabile che tutti i potenziali utenti siano in grado di reperire la chiave per decrittare i film. E poi gli hacker si dimostrano sempre abilissimi nell’individuare e condividere online le chiavi di protezione. L’anno scorso, ad esempio, hanno craccato in dieci minuti una tecnologia costata milioni di dollari.
Altra tecnologia presto dimostratasi fallimentare e il filtering. La creazione, cioè, di filtri che individuino automaticamente infrazioni al copyright e prevengano la propagazione di opere illegali sul Web. Il disastro di questa tecnica era d’altronde prevedibile considerando un male ineliminabile come lo spam. E pensare che la lotta all’odioso spam può contare sulla nostra piena collaborazione.
Il problema, nota infine Doctorow, è che Internet è una memoria infinita in cui le informazioni interessanti si riproducono rapidamente. E il lato positivo della questione è che l’uomo sta realizzando uno dei più bei sogni che abbia mai sognato: l’accesso universale e gratuito alla conoscenza.
(il Friuli — 13 marzo 2009)
Approfondimenti
- Qualche Domanda di Luca Sofri (Wittengstein) a Cory Doctorow
- Filtrare il Web? Non è utile di Vincenzo Gentile, Punto Informatico
- Boing Boing con Grillo e l’Iniziativa Free Blogger, DownloadBlog
[Foto | PugnoM]



