Leggere Jeffrey Veen che racconta vita morte e miracoli di HotWired, uno dei primi siti commerciali, mi dà un sensazione simile a quella che provo riascoltando Wild Boys dei Duran Duran. Con la differenza che per risentire la voce di Simon Le Bon basta fare qualche ricerca su Last.fm o YouTube, mentre rivedere l’Internet delle origini è praticamente impossibile perché la maggior parte dei siti prodotti negli anni Novanta è scomparsa dalla Rete e quel poco che resta non è più navigabile con i browser dell’epoca, a meno che non si voglia riesumare qualche vecchio 486 con installato il software di quattordici, quindici anni fa.

HotWired nel 1994
Le schermate e le parole di Veen richiamano alla mente di chi ha navigato con modem a 9.9 o a 14.8 e si è cimentato con le prime versioni di HTML ciò che significava fare web design agli albori del Web. Progettare e realizzare pagine web era allora un’arte fatta di trucchi, raggiri e compromessi per soddisfare un minimo di senso estetico ovviando alle limitazioni imposte dalle tecnologie del tempo.
[Immagine di Jeffry Veen | Via Flickr]
