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Matteo Baldan
Tutti abbiamo provato la spiacevole sensazione di comprare un computer, o uno smartphone, o una macchina fotografica digitale e trovare qualche mese dopo sugli scaffali prodotti dello stesso tipo che offrono prestazioni molto più elevate allo stesso prezzo. Da tempo le cose vanno così poiché l’hardware segue la così detta “Legge di Moore”. Una legge empirica che si basa su un’osservazione del cofondatore di Intel Gordon Moore che notò che: “le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad essi relativo, raddoppiano ogni 18 mesi”.
Oggi pare che siamo prossimi al tramonto della legge di Moore perché ci stiamo per scontrare con il limite fisico della materia con cui sono costruiti i chip. Come ha dichiarato al NY Times il fondatore di SanDisk Eli Harari, “stiamo per esaurire gli elettroni.” Harari spiega infatti che vent’anni fa quando SanDisk ha iniziato a produrre memorie flash, tipo quelle che si usano nelle fotocamere digitali, c’erano circa un milione di elettroni per cella di memoria, mentre oggi siamo scesi a qualche centinaio di elettroni. Ed è chiaro che questa tendenza non può continuare all’infinito, se non altro perché, come afferma Harari, “non si può scendere al di sotto di un elettrone per cella.” Lo stesso Harari prevede dunque che le attuale tecnologie consentiranno di raddoppiare la capacità dei chip ancora per due volte, dopodiché ci si scontrerà con un “muro di mattoni”.
Ciò significa che avremmo spazio in abbondanza per archiviare foto e brani musicali, ma che non potremo più dare per scontato che il prossimo iPhone e sarà in vendita allo stesso prezzo con il doppio di memoria.
La consuetudine con l’informatica ci ha anche abituati al fatto che nonostante le prestazioni dell’hardware raddoppino costantemente, quelle del software restano sostanzialmente invariate. Ciò significa che un programma di videoscrittura o di fotoritocco aggiornato impiega sempre lo stesso tempo per avviarsi e per compiere le solite operazioni, come aprire o salvare un file. Il software segue infatti un’altra legge empirica recentemente definita dal cofondatore di Google Sergej Brin “Legge di Page”, dal nome dell’altro fondatore, Larry Page. “La legge di Page è una sorta di contrario della legge di Moore”, afferma Brin. “la legge di Page dice che ogni 18 mesi il software diventa due volte più lento.”
Google sta lavorando per migliorare la qualità del proprio codice e infrangere così la legge di Page. Una strada questa che pare una scelta obbligata per tutti i produttori di software dato che quelli che producono hardware sono a corto di elettroni.
[Photo | Josh Bancroft, Flickr]
(il Friuli — 5 maggio 2009)


{ 1 commento… puoi leggerlo di seguito e scriverne uno }
Sono fiammi; ti ho scritto sul email che ti scrivevo nel tuo blog e eccomi quà.
Ho riletto il tuo blog e mi è piaciuto moltissimo ma secondo me drovesti scriverci un po di più
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