Dall'archivio del mese:

maggio 2009

Perché i Social Network pongono Questioni Etiche

scritto da Matteo Baldan il 22 maggio 2009

No Lies, Mitchell Bloch (1973)

No Lies, Mitchell Bloch (1974)

No Lies (Niente bugie, 1974) di Mitchell Bloch è un film interamente ambientato all’interno dell’appartamento di una donna che il regista va a trovare con la sua cinepresa a mano. Il regista chiacchera con la donna e riprende con noncuranza, come se si stesse esercitando. Finché dalla conversazione emerge un evento traumatico: la donna è stata recentemente violentata. Cosa deve fare il regista? Fermarsi e consolare la donna o continuare a filmare per contribuire ad accrescere la conoscenza di questo tipo di crimine? Decide di continuare a riprendere. Le domande si fanno sempre più incalzanti. Il regista arriva perfino a mettere in dubbio che lo stupro sia avvenuto. La donna ha una crisi di ansia. Il regista pare comprendere di avere osato troppo e accetta di smettere di filmare. I titoli di coda rivelano che i due protagonisti sono in realtà attori professionisti che recitano in base a un copione.

Riprendere persone pone questioni etiche, soprattutto se le immagini vengono poi rese pubbliche. Questioni etiche che sono indipendenti dal mezzo con cui si riprende e dal canale con cui viene reso pubblico quanto ripreso. Il caso dell’infermiera dell’ospedale di Udine che ha inavvertitamente pubblicato su Facebook fotografie in cui compaiono i volti sofferenti di alcuni pazienti del reparto di Terapia intensiva sottolinea come i nuovi media estendano i problemi etici legati alla pubblicazione. Se infatti fino a una decina d’anni fa la pubblicazione era prerogativa di giornalisti e professionisti tenuti a conoscere le norme che regolano il diritto alla riservatezza, ora chiunque può pubblicare on line immagini, testi e video con un semplice telefono cellulare.

Occorre dunque che le istituzioni, la scuola in primis, e i mezzi di informazione favoriscano lo sviluppo di un senso di considerazione etica da parte di chi pubblica su Internet, potenzialmente l’intera società di domani. E tale senso di considerazione etica comporta necessariamente la conoscenza delle leggi in materia di protezione dei dati personali i cui testi sono consultabili in rete anche sul portale Interlex, mentre le norme che disciplinano la pubblicazione di immagini fotografiche sono chiaramente spiegate sul sito dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.

[il Friuli — 22 maggio 2009]

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Non solo Facebook: Content Filtering e Pubblica Amministrazione

scritto da Matteo Baldan il 16 maggio 2009

«Sto predisponendo un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook», ha annunciato in ministro Brunetta. Poco dopo la regione Friuli Venezia Giulia ha comunicato che avrebbe interdetto FB ai propri dipendenti. Sui giornali e sul Web si è subito aperto un acceso dibattito sull’ultima misura di Brunetta contro i fannulloni. Occorre dire in proposito che tale provvedimento è chiaramente inefficace perché non c’è certo bisogno di FB per essere assenteisti o fannulloni.

Tuttavia la personale battaglia di Brunetta contro i fannulloni e l’improvvisa popolarità di FB deviano l’attenzione da ciò che sta monte di provvedimenti come quello appena preso dalla regione. Il problema principale è quello del content filtering (filtraggio dei contenuti). Ciò che viene filtrato è questione secondaria.

E’ opportuno che la Pubblica Amministrazione filtri i contenuti accessibili tramite proprie reti informatiche? Sì, innanzitutto perché i filtri rientrano normalmente nella politica di tutela delle reti interne e spesso fanno da barriera rispetto ai virus informatici. La PA ha inoltre il diritto e il dovere di contrastare reati come il download illegale, e a oggi il trenta per cento di file pirata sono scaricati da dipendenti statali. Ci sono poi chiare ragioni di opportunità che suggeriscono di bandire la pornografia e il gioco d’azzardo dalle reti della Pubblica Amministrazione. Una ragione più sottile per filtrare ha infine a che fare con l’economia dell’attenzione. La PA ha il diritto e il dovere di intervenire per limitare tutti quegli stimoli e comportamenti che ritiene essere dannosi per la capacità di concentrazione dei propri dipendenti. L’attenzione è un bene preziosissimo nell’Era Digitale e qualunque provvedimento per preservarlo è opportuno.

Le decisioni su cosa filtrare spettano a chi governa. Parte politica e dirigenti devono però resistere alla tentazione di applicare filtri preconfezionati tipo blacklist. Prima di intervenire è opportuno che indaghino le esigenze, le competenze e l’uso della rete da parte del personale.

(il Friuli — 15 maggio 2009)

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E-Book: novità da Amazon per giornali ed editoria scolastica

scritto da Matteo Baldan il 16 maggio 2009

Suscita grande interesse il lancio del Kindle 3 in programma questa settimana. Kindle è l’eBook, il lettore di libri elettronici, che Amazon.com ha lanciato nel 2007 per compensare il calo delle vendite di libri di carta con il nuovo business dei testi digitali.

Il libro digitale è ancora poco conosciuto dalle nostre parti e i più immaginano uno schermo LCD portatile su cui leggere. In realtà l’intento degli eBook è di mettere l’occhio del lettore in condizione di leggere senza sforzo, come se stesse scorrendo sulle righe di un testo stampato anziché rimbalzando da un punto all’altro del monitor di un computer.

Amazon Kindle 3

Amazon Kindle 3

Motivo di tanto interesse per la presentazione del nuovo eBook è che insieme al numero uno di Amazon Jeffry Bezos è prevista sul palco la presenza dell’editore del New York Times Arthur Sulzberger. Sapendo che il Kindle 3 sarà dotato di uno schermo più grande del suo predecessore ci si chiede quindi se per i giornali possa essere una strada per uscire dalla crisi. Una crisi quella dell’editoria che va oltre alla crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando. La risposta è per ora tendenzialmente negativa perché, ampliamento dello schermo a parte, la tecnologia del Kindle, tecnologia che si chiama E-ink, non supporta ancora il colore e non è stato per il momento studiato un modo per inserire gli annunci pubblicitari, escludendo un’importante fonte di reddito per gli editori.

Tuttavia, come scrive il NYT, il problema dei giornali non è dato da un mero ritardo tecnologico. Il problema è che danno notizie già vecchie, che ripropongono testi che i lettori hanno almeno in parte già letto on line. E allora non si può pensare di prolungare la vita delle redazioni facendo la copia elettronica del giornale di carta. Occorre cambiare strategia editoriale. Il giornale elettronico dovrà essere aggiornato continuamente, proprio come le edizioni on line più curate.

Altra ragione di interesse per il nuovo Kindle è che Amazon ha stretto un accordo con una mezza dozzina di università e di editori di testi scolastici per introdurre il prossimo anno l’eBook nelle classi in via sperimentale.

Il prezzo troppo alto (il Kindle 2 costa 359 $), lo schermo troppo piccolo per contenere illustrazioni e diagrammi e i pochi testi scolastici disponibili hanno finora rallentato l’ingresso dell’eBook nel mondo della scuola. Ma il nuovo Kindle con schermo allargato e un browser più funzionale in dotazione ha suscitato interesse tra gli editori di libri scolastici. L’eBook potrebbe infatti abbattersi come una scure sul mercato dei libri usati da cui gli editori non guadagnano un cent. Inoltre per invogliare a passare al libro digitale si potrebbero proporre testi scientifici che si aggiornano stando al passo con la ricerca e testi classici ricchi di link a note storiche e approfondimenti critici.

Tuttavia gli editori sanno che il business del digitale a scuola è rischioso perché tra gli studenti ci sono pirati informatici tra i più brillanti, capaci di aggirare i più sofisticati sistemi di protezione dei diritti d’autore e distribuire libri gratis per tutti.

(il Friuli — 8 maggio 2008)

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Chiude Geocities

scritto da Matteo Baldan il 6 maggio 2009

Le città elettroniche sono state abbandonate. C’è tempo fino a fine anno per visitare il più grande parco archeologico virtuale del Web.

GeocitiesYahoo! chiude Geocities. Un nome che oggi dice poco, ma che per chi bazzicava in Rete negli anni Novanta era qualcosa che si potrebbe paragonare agli odierni social network.
Come altre storie di successo della new economy, Geocities nacque dall’intuizione di una piccola azienda priva di capitali. Da un provider californiano, ossia un fornitore di spazio web e probabilmente anche di connessione, che immaginò le forme delle città della costa occidentale degli Stati Uniti impresse nella memoria dei dischi magnetici che dava a noleggio. Il West digitale come terra di conquista per avventurieri, cowboy e pionieri del cyberspazio. Il tecnoentusiasta avrebbe potuto prender casa da qualche parte nella Silicon Valley, mentre l’amante della bella vita avrebbe potuto trovare sistemazione dalle parti di Hollywood.

Indirizzi virtuali che richiamano quelli reali, spazio web gratuito e semplici servizi extra come il libro degli ospiti e il contatore di accessi invogliarono migliaia di persone a fabbricarsi una propria dimora virtuale, in un periodo in cui la creazione di pagine web era un lavoro prevalentemente manuale.
La rapida espansione delle città virtuali suggerì al loro inventore di quotarle in borsa e a Yahoo! di acquistare Geocities per quasi tre miliardi di dollari alla vigilia dello scoppio della bolla speculativa delle dot-com. Da allora le città della rete sono andate incontro a un declino lento e insorabile. Da una parte Yahoo! non è riuscita a trovare un modo per sostenere i costi del servizio e dall’altra è sorta un’infinità di nuovi servizi per la creazione e l’hosting di siti web.

Le città elettroniche sono state abbandonate e Yahoo! ha avvisato gli ultimi abitanti che dovranno lasciare le loro case entro fine anno. La frontiera del sapere si sposta rapidamente e gli spazi digitali, essendo immateriali, scompaiono quasi sempre senza lasciar traccia. Per questo vale la pena approfittare del tempo che resta per fare due passi in quella sorta di parco archeologico che è Geocities dove potete ammirare reperti di sicuro interesse, come il prototipo del sito dell’Agenzia Regionale della Sanità del FVG che si trova dalle parti di Wall Street (geocities.com/wallstreet/floor/2215).

(il Friuli — 1 maggio 2009)

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