Dall'archivio del mese:

aprile 2009

Gli Standard del Citizen Journalism secondo l’Huffington Post

scritto da Matteo Baldan il 26 aprile 2009

L’Huffington Post, nato nel 2005 come blog e oggi annoverato tra i più noti giornali online, ha pubblicato i propri standard per il Citizen Journalism (N.D.R. l’Huffington Post ha aggiornato i propri standard in seguito alla pubblicazione di questo articolo). Il giornalismo collaborativo è una “nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione offerta da Internet” (Wikipedia).

Gli standard dell’Huffington sono una breve lista di indicazioni per la redazione degli articoli. Sei requisiti in tutto, che sanno di ABC del giornalismo. Si tratta di regole indispensabili per chi non si è mai cimentato con la carta stampata. Di indicazioni di cui molti organi di stampa dovrebbero far tesoro, come nota il Poynter Institute, punto di riferimento per la formazione giornalistica.

Diamo dunque una rapida scorsa all’elenco dell’Huffington. Il primo punto della lista ci invita a fare attenzione all’ortografia e alla sintassi. In particolare occorre controllare bene la grafia dei nomi propri perché sono difficilmente correggibili dalla redazione.

Il secondo punto invita i redattori a fare ricerca e a provare i propri sforzi investigativi includendo i link nei propri articoli. Poynter insiste sull’importanza di questo punto denunciando la noncuranza di molte testate online rispetto ai link, spesso omessi, altre volte emarginati. Includere collegamenti esterni è importante, spiega Poynter, perché sono un valore aggiunto e, viceversa, la loro assenza è segno di chiusura rispetto ai lettori.

Il terzo punto offre alcune indicazioni basilari per condurre interviste. E’ indispensabile chiarire il proprio rapporto con l’intervistato e verificare la sua volontà di vedere pubblicate le proprie affermazioni. E’ inoltre raccomandabile mettersi in condizione di poter provare la veridicità dell’intervista, possibilmente avendo cura di conservarne la trascrizione o la registrazione.

Il quarto punto riguarda il diritto di replica. Nel caso in cui si faccia una motivata affermazione negativa su una persona o un’organizzazione è buona norma prendere contatto con quest’ultima per permetterle di controbattere.

Il quinto punto informa i neoredattori sui modi di revisione degli articoli da parte della redazione, mentre l’ultimo punto è un richiamo alla sintesi. Più corto è l’articolo, maggiore è il suo impatto. Un utile avviso questo per chi non è abituato a stare nei limiti fisici del foglio ed è dunque soggetto a quella perdita di concisione favorita dallo spazio infinito e gratuito messo a disposizione dai media digitali.

(il Friuli — 17 aprile 2009)

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Wikipedia cancella Encarta

scritto da Matteo Baldan il 26 aprile 2009

EncartaTra i volumoni della Treccani e Wikipedia si colloca storicamente Encarta, l’enciclopedia multimediale che Microsoft ha da poco deciso di chiudere. Con una nota ufficiale rilasciata sul sito di Encarta (it.encarta.msn.com) il gigante di Redmond ha annunciato che a giugno cesserà di vendere le versioni Student e Premium dell’enciclopedia. Il 31 ottobre saranno chiusi i siti web di MSN Encarta in tutto in mondo, tranne che in Giappone dove l’enciclopedia online sopravivrà fino a fine anno.

Nel comunicato Microsoft motiva così la sua scelta: “Encarta è stato per anni un prodotto molto popolare in tutto il mondo. Tuttavia il comparto delle enciclopedie tradizionali è cambiato. Oggi le persone cercano e fanno proprie le informazioni in modi completamente diversi rispetto al passato. Per offrire risorse il più possibile utili e coinvolgenti, Microsoft ha deciso di interrompere l’esperienza Encarta.”

Sebbene MS non ne faccia menzione, possiamo certamente supporre che il successo dell’enciclopedia libera Wikipedia abbia avuto un peso importante nella decisione di chiudere Encarta. Wikipedia è infatti cresciuta da subito in maniera esponenziale e la versione inglese dell’enciclopedia conta oggi più di 2,7 milioni di articoli, mentre le voci di Encarta Premium sono poco più di 60mila. La quantità di informazioni, la frequenza di aggiornamento e la gratuità fanno il successo di Wikipedia, nonostante l’idea di enciclopedia aggiornata dagli utenti sia ancora indigesta a qualcuno.

Con la fine di Encarta si chiude un capitolo della storia del PC. Distribuita su CD-ROM, Encarta divenne popolare nei primi anni Novanta, contribuendo a diffondere l’idea di multimedia. Centinaia di migliaia di articoli collegati tra loro, fotografie in alta risoluzione, piccoli video e file audio facevano di Encarta un’esperienza strabiliante in un tempo in cui la gente lottava con la memoria del proprio PC nell’intento di installare Windows 3.1.

(il Friuli — 10 aprile 2009)

Approfondimenti

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Social Media alle Elementari

scritto da Matteo Baldan il 19 aprile 2009

Nel Regno Unito si parla di insegnare i Social Media nelle scuole elementari. Questo mese sarà presentata ufficialmente in Parlamento una proposta di riforma. Intanto i giornalisti del Guardian hanno già avuto modo di dare un’occhiata le bozze del nuovo progetto di curriculum per la scuola elementare.
La proposta prevede che alunni terminino le elementari con un certo grado di confidenza con i blog, i podcast, Wikipedia, e Twitter. I Social Media sono intesi come fonti di informazioni e forme di comunicazione dal gruppo di studio guidato dell’estensore del progetto di riforma, Sir Jim Rose. I bambini dovranno inoltre imparare a digitare sulla tastiera con la stessa perizia con cui disegnano i contorni delle lettere con la penna.

Per fare spazio all’insegnamento dei nuovi media non si pensa di ridimensionare la didattica tradizionale. Si intende piuttosto garantire maggiore flessibilità agli insegnanti nella stesura dei programmi delle varie materie. Alcune scuole potranno, ad esempio, decidere di tralasciare il periodo vittoriano o la seconda guerra mondiale. Argomenti comunque ripresi e approfonditi nel corso del ciclo didattico successivo, quello che da noi corrisponde grosso modo alla scuola media.

Quest’idea di riforma ha già sollevato ampi dibattiti nel Regno Unito. Dibattiti a cui ha fatto eco parte del Web nostrano. Ci si chiede: “E’ opportuno insegnare gli aspetti sociali del Web ai bambini delle elementari?”

Secondo me non lo è. Innanzitutto perché i social media sono mondi progettati da adulti per adulti o per adolescenti. Il linguaggio di Twitter e Wikipedia non è dunque lo stesso di chi ascolta fiabe e crede a babbo natale. E poi i media digitali accelerano e replicano le informazioni a velocità già insostenibili per noi adulti, sempre più incapaci di regolare i rubinetti, per esempio, dei feed RSS.  Troppe informazioni per noi sono una valanga di stimoli potenzialmente travolgente per chi ha bisogno di tempo per imparare con calma a colorare stando dentro i margini, ad andare a capo e a dividere le torte in parti uguali.

(il Friuli — 3 aprile 2009)

Approfondimenti

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Buon Compleanno Twitter

scritto da Matteo Baldan il 18 aprile 2009

Twitter ha da poco compiuto tre anni. Nel 2006 Jack Dorsey scrisse il messaggio inaugurale del servizio di pubblicazione di messaggi non più lunghi di 140 caratteri. Il popolare servizio di microblogging nacque col nome di Twittr e un logo vagamente gommoso, diverso dal minuscolo azzurrino a cui siamo abituati.

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Un compleanno questo che Twitter ha festeggiato con il botto. Stando alle rilevazioni di Nielsen Online, Twitter è la social media company che è cresciuta di più nell’ultimo anno. Con un incremento record del 1300 per cento ha fatto breccia soprattutto tra i non più giovani compresi tra i 35 e i 49 anni. Questi costituiscono il 42 per cento degli utenti, vale a dire tre milioni di microblogger. Twitter che non sfonda tra i teenager e i nativi digitali della generazione Y pare dunque essere una cosa per vecchi, digitalmente parlando.

E un autorevole vecchio è il più che quarantenne Om Malik, fondatore del megablog tecnologico GigaOm.com. Malik trova Twitter interessante sotto diversi aspetti. Innanzitutto Twitter è un buono strumento per entrare in contatto rapidamente con molte persone e costruire reti di sociali. Anche perché Twitter trova facilmente spazio in una normale giornata lavorativa trascorsa tra computer e telefoni. Poi Twitter è utile per sondare il mercato, intuire le ultime tendenze, i gusti del momento e gli interessi condivisi. Inoltre la brevità è l’essenza di Twitter. E questo fa risparmiare un sacco di tempo. In pochi minuti si possono passare in rassegna quintali di tweets, cioè di brevi messaggi. E infine uno degli aspetti più piacevoli di Twitter, forse il più piacevole, è la scoperta. I microblogger segnalano costantemente siti, articoli e contenuti interessanti che, come dice Malik, possono farci imbattere in idee nuove e punti di vista inediti.

(il Friuli — 27 marzo 2009)

Approfondimenti

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I Social Network sono “le nuove e-mail”?

scritto da Matteo Baldan il 10 aprile 2009

e-mailHa avuto ampia risonanza sui media la relazione della Nielsen, nota società di sondaggi, da cui risulta che i social media e i blog sono diventati più popolari della posta elettronica.

L’email è uno dei maggiori vantaggi finora concessi dal Web. Questo è fuori discussione. Il fatto che si dica che i social sono diventati più popolari dell’email fa dunque notizia. Tanto che BBC News ha titolato: “I Social networks sono le nuove e-mail”.

Ma che cosa significa che i social networks sono più popolari della posta elettronica? Niente, o quasi. Vuol semplicemente dire che la gente impiega più tempo a socializzare online che a scrivere e spedire messaggi di posta elettronica.

I social media e la posta elettronica sono applicazioni così diverse tra loro che non ha alcun senso paragonarle, come ha fatto la quasi totalità dei media che ha dato la notizia. David Waters della BBC, ad esempio, riporta che il fondatore del social network aziendale Yammer.com, David Sacks, sostiene che “stiamo per creare la mail 2.0”. Che Paul Buchheit, fondatore di Friendfeed.com, ritiene che gli aggiornamenti da parte dell’utente del proprio stato su un social “siano una nuova forma di comunicazione; non proprio come l’email, più leggera e in tempo reale, spesso con qualcosa che dà il senso della pubblicazione”. E che Ari Steinberg di Facebook pensa che prima con l’email si spedissero messaggi ad altre persone senza sapere se questi fossero di loro gradimento, mentre ora sui social si può pubblicare semplicemente qualcosa e vedere se interessa agli altri. Waters, dopo aver sentito voci non proprio disinteressate, vede, insomma, nell’aggiornamento del proprio stato su Facebook e gli altri social media un qualcosa che in un certo modo equivale all’imbustare e scaricare messaggi di posta elettronica. Ma, evidentemente, il paragone non regge. Si potrebbe, al limite, raffrontare i social ai vecchi newsgroup, certamente non all’email. E dire, come fa il Guardian, che la gente preferisce i social alla posta perché questa è sempre più infestata dallo spam è assurdo.

Resta vero il fatto che il tempo speso sui social è in rapida crescita e che oggi corrisponde circa al 10 per cento del tempo complessivamente dedicato al Web. Che con 175 milioni di utenti Facebook è il social più popolare al mondo. Che la fascia di età più coinvolta dai social è quella compresa tra i 35 e i 49 anni. E che i dispositivi mobili, come iPhone e cellulari dell’ultima generazione, contribuiscono sempre più al successo delle reti sociali.

March 2009, “Global Faces and Networked Faces by Nielsen

Global Faces and Networked Faces - Free Legal Forms

[Photo | via Flickr]

(il Friuli — 20 marzo 2009)

Approfondimenti

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