Dall'archivio del mese:

dicembre 2008

Ecco come sarà Internet fra dieci anni

scritto da Matteo Baldan il 27 dicembre 2008

Pew Internet & American Life Project ha da poco pubblicato i risultati di un sondaggio sul futuro di Internet. Pew è un centro di ricerca di Washington che studia l’impatto di Internet sui bambini, le famiglie, le comunità, il mondo del lavoro, la salute e la vita politica e sociale. 578 tra i principali attivisti, sviluppatori e teorici della Rete si sono espressi su alcuni scenari che descrivono gli effetti di Internet sulla vita sociale, politica ed economica nell’anno 2020. Nel sondaggio sono state coinvolte a diverso titolo altre 610 persone direttamente interessate dagli sviluppi delle tecnologie Web e dai loro effetti sulla vita sociale.

Dal sondaggio apprendiamo che i dispositivi mobili, come telefoni cellulari e smartphone, saranno la principale via d’accesso alla Rete per gran parte della popolazione mondiale. I dispositivi mobili continueranno, infatti, a diffondersi perché la gente ha bisogno di connettersi al Web da ogni luogo. Gli esperti precisano, però, che la disponibilità della connessione dipende molto dalla volontà da parte di governi e aziende private di fornire l’accesso alla Rete, in quanto bene pubblico.

Internet difficilmente renderà le persone più tolleranti: per quanto la Rete offra maggiori possibilità di confronto con culture diverse, favorisce anche la diffusione di fanatismo e intolleranza. Gli esperti ritengono, infatti, che la tendenza spontanea degli uomini a ritrovarsi tra persone che la pensano allo stesso modo e a farsi tribù sia troppo forte per poter essere messa in discussione da tecnologie che favoriscono la comunicazione e fanno fluire le informazioni.

E’ poco probabile che su affermi una tecnologia per tutelare le opere protette dai diritti d’autore. Alcuni intervistati hanno usato la frase: “Il cavallo è fuori dal recinto”; per dire che il vecchio sistema di protezione della proprietà intellettuale non è più al passo coi tempi. Altri hanno parlato di “corsa agli armamenti”, alludendo alla continua lotta tra chi cercherà ci imporre controlli sull’accesso alle opere protette da copyright e chi farà di tutto per aggirarli.

Gli esperti sono divisi dalla previsione sull’aumento della trasparenza in Rete e con esso della benevolenza tra cittadini digitali. Alcuni hanno notato che l’aumento della trasparenza è una forza inarrestabile con i suoi pro e i suoi contro: una maggiore trasparenza potrebbe condizionare positivamente le persone invitandole a preservare la propria integrità morale, ma allo stesso tempo ci rende tutti più vulnerabili e quindi esposti a maggiori rischi.

Difficile prevedere se aumenterà la popolarità di ambienti virtuali tipo Second Life. Alcuni affermano che entro il 2020 la Realtà Virtuale sarà tanto diffusa da rendere sfumati i confini della realtà. Molti tuttavia pensano che per il 2020 la VR non avrà ancora raggiunto sufficienti livelli di accuratezza e che resterà pertanto appannaggio di gamers e smanettoni.

Per il 2020 gran parte delle interfacce utente prevederà il riconoscimento vocale e l’uso di tastiere virtuali che permetteranno interazioni tattili e gestuali con il calcolatore. Alcuni hanno prevedono addirittura la diffusione di interfacce basate sul controllo mentale della macchina da parte dell’uomo.

La struttura di Internet resterà invariata ma sarà certamente potenziata e migliorata. I principali cambiamenti previsti sono: l’istituzione del nuovo protocollo IPv6 e lo sviluppo del Web Semantico.

Il tempo lavorativo e quello dedicato agli impegni personali tenderanno sempre più a sovrapporsi. Tuttavia non tutti vedono questo scenario in positivo. Si teme, infatti, che essere sempre sulla graticola, ooops online, possa comportare un aumento dello stress nervoso e compromettere la propria vita sociale e familiare.

(il Friuli — 24 dicembre 2008)

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La classifica dei più cercati nel 2008

scritto da Matteo Baldan il 19 dicembre 2008

Le Olimpiadi di Pechino, la crisi economica, le elezioni americane e i social network sono i temi ricorrenti di Google Zeitgeist per l’anno che va a finire. Zeitgeist (parola tedesca composta; leggere: zàitgaist) è la consueta relazione di fine anno del motore di ricerca di Mountain View sulle parole più ricercate. Relazione che restituisce un’immagine sempre più nitida del mondo grazie, paradossalmente si potrebbe dire, al sempre maggior monopolio esercitato da Google sulla Rete.

Google Zeitgeist

Google Zeitgeist

In testa alla classifica mondiale delle parole più in ascesa c’è la governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, che si è presa una rivincita digitale sul presidente eletto Barack Obama, appena sesto. Al secondo posto le Olimpiadi, seguite da Facebook. Già, Faccialibro che insieme alla community ispanica Tuenti, alla polacca Nasza Klasa e alla tedesca Wer Kennt Wen, tutte nella Top 10 di Google, conferma il successo mondiale dei Social Media.

Le presidenziali americane, come era prevedibile, guidano le classifiche statunitensi. Obama, almeno in patria, è il più ricercato, settima la Palin. Da notare che tra le fonti d’informazione politica più consultate c’è un blog, The Huffington Post. Nella classifica dei tormentoni elettorali più ricercati ci sono “Joe”, l’idraulico dell’Ohio, quel “maverick” di McCain e Sarah, il “pitbull col rossetto”. Al di là delle elezioni, reiterate ricerche di parole come “depressione”, “mutui”, “crisi del credito”, dicono molto della preoccupazione degli Americani per la crisi economica e finanziaria.

Tra le ricerche degli Italiani, oltre ai grandi eventi internazionali e alla crisi, troviamo anche cose di casa nostra come la scuola, messa in discussione dal Ministro Gelmini, e Roberto Saviano, lo scrittore nemico di Cosa nostra. YouTube e Facebook ai primi posti delle classifiche testimoniano la crescente attenzione per i Social Media. Al settimo posto della classifica delle ricerche in ascesa c’è “La Talpa”, mentre i tronisti di “Uomini e Donne” sono settimi tra le ricerche più popolari. Tra i programmi televisivi più ricercati nove su dieci sono d’intrattenimento, più o meno trash, tanto che il giornalista del Sole 24 Ore Luca De Biase commenta ironicamente sul suo blog: “parole come lavoro, casa, dieta, o la ricetta del pane… fanno pensare alla crisi. Altre parole come la talpa e isola dei famosi, fanno pure pensare a una crisi. Ma probabilmente sono due crisi diverse….”

Che dire, infine, dell’anno trascorso dai Friulani online? C’è un altro servizio messo a disposizione da Google che si chiama Insights e permette di vedere le classifiche per area geografica ristretta. Con Insights si riescono a visualizzare i dati di Udine e Pordenone, ma non quelli di Gorizia, che Google considera troppo ristretta. Ebbene, le ricerche fatte tra UD e PN sono abbastanza in linea con quelle del resto d’Italia, ma si nota un particolare interesse per il meteo, costante preoccupazione per chi vive in una regione dal tempo instabile.

(il Friuli — 19 dicembre 2008)

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Scoppia la bolla 2.0

scritto da Matteo Baldan il 15 dicembre 2008

La crisi economica investe anche il Web e le memoria torna alla fine degli anni ‘90 quando lo scoppio della bolla speculativa di Internet provocò il crollo delle dot.com. Allora i primi sintomi si fecero sentire negli Stati Uniti, dove il newyorkese “pud” curò per un periodo FuckedCompany.com, un blog che faceva la cronaca della recessione. In Italia Massimo Moruzzi, ex dipendente disoccupato del portale ciao.com con una connessione fastweb, fece qualcosa di simile con dotcoma.it, blog il cui motto è il mantra di Gino Bartali: “Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare….”

Fallimenti del Web 2.0

Fallimenti 2.0 — Img by c__

Nuova crisi, nuovi blog sulla crisi. Negli States il giornalista esperto in tecnologie Glenn Fleishman, che ha scritto per The Economist e Ars Technica e gestisce il sito WiFiNetNews.com, ha aperto a metà novembre It Died, un blog che fa la conta dei morti tra le aziende 2.0. Su It Died possiamo leggere, ad esempio, che Condé Nast ha deciso di chiudere il Social Network dedicato alla creazione e condivisione immagini flip.com o che è imminente la chiusura del servizio di instant messaging Pownce.com. Fleishman ha aperto il blog non tanto per guadagnare qualche dollaro approfittando del periodo nero, ma con il proposito di informare la gente su ciò che potrebbe accadere alle loro foto, ai loro documenti e alle altre informazione che rischiano di svanire insieme ai siti che le ospitano. Come è successo con il servizio per gestire album fotografici DigitalRoad, che ha chiuso in ottobre senza nemmeno dare ai suoi utenti un avviso ventiquattr’ore prima di staccare la spina. “Prevedo che nei prossimi mesi centinaia, forse migliaia, di servizi web saranno sospesi. E’ stato piuttosto semplice negli ultime tre, quattro anni creare un servizio web flessibile che potesse interessare a milioni di utenti.”, dice Fleishman. “Ma pagare i dipendenti, ricavare un profitto o distribuire i dividendi tra gli azionisti si è rivelato in genere più difficile del previsto. I servizi web stanno evidentemente andando in fumo….”

I dipendenti delle new companies desiderano ardentemente conoscere lo stato delle loro aziende, preferibilmente prima che queste finiscano su It Died. Un sito aperto in ottobre, FuckedStartups.com, è stato visitato da più di 25mila persone solo a novembre, per la maggior parte si tratta di “dipendenti che vogliono conoscere le condizioni delle aziende per cui lavorano”, dicono i gestori del sito, alcuni dei quali hanno visto a loro volta chiudere all’improvviso le aziende per cui lavoravano. Il fatto è che “molti manager di queste startup tendono a non condividere le informazioni reali sull’azienda con i dipendenti. E quando i lavoratori vengono a conoscenza dello stato in cui versa l’azienda è troppo tardi. Non hanno il tempo per prepararsi a cercare un nuovo lavoro.”

Ma che fine ha fatto il caro vecchio “pud”, noto anche come Philip Kaplan? L’uomo che fondò FuckedCompany ha scritto sul suo blog che probabilmente non riaprirà il sito. Si è trasferito nella Silicon Valley dove ha aperto un’agenzia di pubblicità, AdBrite, e non se la sente tanto di scherzare sulla crisi. “Vivo nella zona della Silicon Valley e conosco troppe persone coinvolte. Quando gestivo FC, nel 2000, vivevo a New York City e non conoscevo nessuno.”, scrive.

(il Friuli — 12 dicembre 2008)

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Ci attende una Internet sempre meno anonima

scritto da Matteo Baldan il 5 dicembre 2008

Le strategie delle grandi aziende del Web ci prospettano una Internet sempre meno anonima. Si potrebbe obiettare che già oggi l’anonimato in Rete è discutibile, ma di fatto sono molti quelli che si nascondono dietro a un nickname e interagiscono protetti da una falsa identità.

Private

Private - ph. Holster

I nick sono nati con le chatline che sono giochi di maschere in cui è normale cambiare spesso identità e relazionarsi falsamente con gli altri. Diverse sono le regole dei Social Media. Il loro presupposto è una certa corrispondenza tra la vita reale delle persone e la loro attività all’interno dei Social Network. Se, ad esempio, la maggioranza degli utenti di Facebook si iscrivesse al sito dando credenziali false non sarebbe possibile costruire reti di relazioni attinenti alla vita scollegata, e questo diminuirebbe molto il fascino di Faccialibro. I Social Media desiderano pertanto sfrattare le false persone che li abitano e per fare ciò stanno studiando nuovi sistemi di autentificazione, ossia nuovi modi per fare login.

Facebook Connect, Yahoo Open Strategy e Google Friend Connect sono prototipi di una tecnologia per gestire l’identità delle persone online. L’idea è che ognuno possa navigare su più siti dando una sola volta le proprie credenziali ad un servizio web che faccia da ponte tra social media, piattaforme di blogging, webmail ecc. Navigare accompagnati dalle proprie credenziali, non potersi cioè nascondere dietro a un indirizzo internet senza volto significa però essere soggetti alle stesse regole di comportamento del mondo reale.

La sfida che ci attende è gestire la nostra vita privata in un epoca in cui le tecnologie erodono la privacy, in un tempo in cui la gente ha deciso che va bene puntare una macchina fotografica o una videocamera contro uno sconosciuto senza chiedere il permesso e pubblicare subito dopo le sue immagini online. Una strategia potrebbe essere mantenere costantemente un comportamento conforme alle norme sociali. Niente più quindi serate trasgressive e scherzi tra amici che potrebbero rivelarsi sconvenienti. Con il rischio, però, di alterare leggermente la nostra personalità, costretta nei panni di un concorrente del Grande Fratello consapevole di essere continuamente spiato dalle telecamere.

(il Friuli — 5 dicembre 2008)

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Marketing e Social Media

scritto da Matteo Baldan il 4 dicembre 2008

Gli esperti di marketing faticano a classificare i Social Media, tanto che c’è chi dubita che si possano assimilare ai media tout court. Bryan Eisenberg, cofondatore dell’agenzia newyorkese di internet marketing Futurenow, sostiene che il più grande problema posto dai Social Media deriva dal fatto che questi non sono media nel senso tradizionale del termine. Twitter, Facebook, LinkedIn e gli altri non sono media, sono mezzi per interagire, per stabilire contatti. Tutti i media tradizionali, sostiene Eisenberg, sono supporti su disporre informazioni rilevanti attorniate da pubblicità. I Social Media sono invece tecnologie che permettono alle persone di comunicare tra loro e sono per natura refrattari sia alle informazioni che all’advertising.

Privacy by Moomaiya

Privacy by Moomaiya

Non giova navigare su Google tra le definizioni dei media per far luce sulla questione. Ogni autore propone una sua definizione particolare in base al suo punto di vista sul mondo della comunicazione. Per approfondire i Social Media secondo ottica del marketing Mark Hopkins, redattore di Mashable.com, propone di distinguere i media in base al modo con cui questi veicolano il messaggio. Da una parte abbiamo gli Old Media come il giornale, la televisione e la radio, dove c’è un editore che sostiene una testata per diffondere messaggi. Dall’altra i New Media come i blog, i podcast e tecnologie come Twitter e YouTube che permettono a chiunque di diventare autore e pubblicare in Rete. Social Media è un termine che racchiude le tecnologie dei New Media, ma comprende anche Social Network come FriendFeed e Facebook che sono applicazioni web per gestire relazioni private e comunicare su canali pubblici.

Il modello economico degli Old Media prevede un editore che investe su una testata per guadagnare dalla pubblicità. Le informazioni non sono il prodotto da vendere. Sugli scaffali dell’editore c’è l’audience. Il processo informativo serve a consolidare il rapporto con l’audience.

L’Era dei New Media si è aperta con blogger che coltivavano la speranza di destare l’attenzione degli Old Media per trasformare la loro attività in professione a tempo pieno. Ora i primi della blogosfera stanno diventando editori di testate online mentre i Social Media stanno prendendo il largo. E il problema che questi pongono alla gente di marketing è che sono per lo più contenitori di conversazioni private a cui non sembra lecito associare messaggi pubblicitari confezionati su misura. Scrupolo morale questo denunciato dal guru digitale di Proctar & Gamble, Ted McConnell, che afferma: “Penso che quando li chiamiamo ‘media creati dal consumatore’ siamo come dei rapaci. Chi l’ha detto che questi sono media? I media sono qualcosa che si può vendere e comprare. I media sono fatti di palinsesti e spazi in vendita. I consumatori non cercano di creare media. Cercano di parlare con qualcuno. Così pare arrogante… Noi dirottiamo le loro conversazioni, i loro pensieri e sentimenti e cerchiamo di monetizzarli”.

(il Friuli — 28 novembre 2008)

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