scritto da Matteo Baldan il 21 novembre 2008
Il movimento di protesta dell’Onda si mobilita anche sul Web. Martedì 28 ottobre ha lanciato un attacco informatico contro il sito ForzaGelmini.com provocandone l’oscuramento. L’attacco, stando a quanto dichiarato dal consigliere regionale lombardo di FI Carlo Saffioti, che ha creato il sito per esprimere solidarietà al Ministro, non ha compromesso il funzionamento del sito e l’integrità del suo archivio storico. Cosicché ForzaGelmini è tornato in linea nel giro di poche ore.
Il primo novembre un’Onda anomala si è abbattuta giuliotremonti.it, il sito personale del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Il sito è stato oggetto di deface e la home page è stata sostituita da una schermata nera con lo slogan “Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo i loro siti” in bianco. E’ opportuno ricordare che, qualunque siano le sue motivazioni, la legge italiana considera il defacing un atto vandalico che si traduce in reato grave di accesso abusivo ad un sistema informatico e di diffamazione.

Onda - ph. Porfirio
In seguito l’Onda digitale ha annunciato per il 13 novembre un netstrike contro MIUR.it, il sito del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca scientifica. Il netstrike è un attacco informatico non invasivo che consiste nel moltiplicare le connessioni al sito preso di mira per rallentarne temporaneamente l’attività. Uno dei primi e più celebri netstrike fu organizzato nel dicembre del ’95 dal gruppo toscano Strano Network (strano.net) per colpire i siti del governo francese, reo di aver autorizzato gli esperimenti atomici nell’atollo di Mururoa. Sebbene il netstrike sia una forma di corteo digitale pacifico, finora rimane controversa la sua natura giuridica.
Da ultimo l’Onda ha escogitato un’intelligente trappola informativa in cui è caduta l’agenzia di stampa AGI e di conseguenza repubblica.it e Yahoo Notizie. Dopo aver pubblicato un falso sito del Ministero dell’Istruzione, i promotori dell’iniziativa sono riusciti ad attirare l’attenzione dei media diffondendo la notizia del cracking del sito ministeriale. In realtà il sito istituzionale del ministro Gelmini non è stato affatto attaccato, ma diversi organi di stampa hanno parlato di ministeroistruzione.net, il sito del “Ministro Onda dell’Istruzione”.
Netstrike, falsificazione, defacing sono strategie di disobbedienza civile inventate più di un decennio fa dal movimento artistico net.art; ed è interessante notare come tracce artistiche permangano, ad esempio, nel linguaggio di un’Onda che rivendica defacement come “Onda anomala”, organizza i netstrike attraverso un collettivo che si chiama “Informatica in movimento” e inventa un “ministro Onda” di nome Anna Adamolo.
(il Friuli — 21 novembre 2008)
scritto da Matteo Baldan il 21 novembre 2008
Tempi cupi per i blogger. La blogosfera non è più quel immenso bar sport dove fino all’altro ieri si intrecciavano migliaia di storie personali e amici si scambiavano cordialmente link, battute e opinioni. Per rendersene conto basta dare un’occhiata ai primi cento blog secondo Technorati, noto motore di ricerca di blog: i siti personali sono stati scalzati da siti professionali, molti dei quali sono vere e proprie riviste online, come Huffington Post, Engaget e TreeHugger. I blog di maggior successo sono dunque siti commerciali con editori alle spalle. Editori che hanno costituito redazioni composte da giornalisti professionisti e organizzato la vendita di spazi pubblicitari.

Blogging Readiness
Un segno della mutata natura dei blog è la crescita ipertrofica delle pagine web. Uno studio di Pingdom condotto sui Top 100 di Technorati riporta che la front-page media pesa circa un megabyte, ossia due minuti e mezzo di attesa con una perfetta connessione dial-up con modem a 56 kbit/s. Principali responsabili dell’obesità dei nuovi blog solo le immagini, moltiplicatesi con la trasformazione dei blog in magazine online. In media le front-page dei blog più quotati hanno 63 immagini inserite al loro interno.
Spinti ai margini della blogosfera da imprese commerciali, i blog personali si sono trovati a dover competere con team di giornalisti in grado di pubblicare fino a trenta notizie al giorno. E se fino a quattro anni fa era normale che un articolo scritto da un blogger e linkato da qualche amico potesse giungere ai vertici dei risultati delle ricerche fatte con Google, ora le probabilità che si verifichi un fatto del genere sono quasi nulle.
Molti blogger indipendenti si sono pertanto trasferiti sui social network e continuano ad aggiornare il loro diari personali su MySpace o Facebook. Altri si sono spostati su Twitter o su altre piattaforme di microblogging che sono riuscite a conservare l’immediatezza e il tono informale della blogosfera delle origini.
Tramontati i blog personali, cosa resta dei miliardi di articoli e commenti disseminati per un decennio nel Web? Restano due cose. Innanzitutto una tecnologia semplice ed efficiente per pubblicare e gestire contenuti online. Poi resta la scrittura. Scrivere sul Web oggi significa potersi misurare con i giornalisti del NYTimes e dell’Economist. E questo dovrebbe bastare ad ogni aspirante scrittore per raccogliere il guanto di sfida.
(il Friuli — 14 novembre 2008)
scritto da Matteo Baldan il 11 novembre 2008
Circa quattro anni fa Google ha annunciato la nascita di Google Book Search. GBS è un servizio che oggi consente di cercare tra più di sette milioni di libri. Le opere di pubblico dominio possono essere consultate e scaricate in formato digitale, quelle protette da copyright possono essere lette solo in parte, in alcuni casi sono disponibili solo poche frasi. Tra i risultati, ad esempio, della ricerca delle parole “selva oscura” compaiono diverse edizioni della Divina Commedia che si possono liberamente leggere e scaricare, insieme a diverse opere protette da copyright di cui in si possono leggere interi capitoli o solo un frammento, a seconda dei casi.
Il progetto di Google è stato da subito avversato dalle case editrici. Nel 2005 il presidente della Authors Guild, associazione di autori statunitensi, definì la pubblicazione di massa “una evidente e spudorata violazione del diritto d’autore” e fece scattare una class action seguita dalla denuncia dell’Association of American Publishers e di alcuni colossi dell’editoria. Il mondo editoriale si era impuntato sul fatto che si potesse leggere senza aver fatto richiesta ai detentori dei diritti e chiedeva quindi la cessazione del servizio.
Col tempo molti editori si sono fatti meno intransigenti, alcuni sono stati addirittura costretti a riconoscere che il sistema proposto da Google può incentivare le vendite. Finché a fine ottobre Google ha reso noto di aver raggiunto un accordo con autori ed editori, accordo che definisce il modello di business dell’editoria del futuro.

Looking north from the library - ph. Rob Ireton
Il patto prevede innanzitutto la risoluzione della azioni legali intentate contro Google. Grazie all’accordo inoltre i lettori statunitensi potranno sfogliare i libri coperti da copyright fuori catalogo. Di questi libri sarà disponibile l’anteprima del venti per cento di ciascun volume, e i lettori potranno anche comprare e scaricare i libri in formato digitale. Ciò significa che saranno rimesse sul mercato milioni di opere difficilmente reperibili, se non introvabili.
Google istituirà anche un registro degli autori, chiamato Book Right Registry, per distribuire i proventi delle vendite online tra autori ed editori. Google si riserva il 37 per cento delle entrate garantite dalle vendite e dalla pubblicità a fianco delle anteprime dei libri.
Tra l’altro l’accordo prevede la creazione di una rete informatica che collegherà le biblioteche delle principali Università statunitensi per consentire a studenti e ricercatori di accedere gratuitamente per via telematica ad una sterminata collezione di volumi digitalizzati.
Per quanto l’accordo sia limitato agli US e per quanto i suoi esiti dipendano da quanto stabilirà il giudice federale chiamato a pronunciarsi in merito alla proposta di archiviazione del caso pendente in tribunale, il progetto di rendere accessibile l’informazione contenuta in tutti i libri del mondo ha un potenziale dirompente.
(il Friuli — 7 novembre 2008)
scritto da Matteo Baldan il 11 novembre 2008
Dagli Stati Uniti giungono segnali di apertura da parte del mondo della scuola nei confronti della rete. Cable in the Classroom, una fondazione costituita nel 1989 per aiutare le scuole a servirsi delle nuove tecnologie a fini didattici, ha condotto un’indagine su un campione di 1436 insegnanti statunitensi di scuole di ogni ordine e grado. Dal sondaggio emerge che gran parte dei docenti si sforza per integrare l’uso delle nuove tecnologie nella normale attività didattica e che le scuole stanno incentivando l’uso positivo della rete anche al di fuori delle ore di lezione, sia raccomandando agli studenti di approfondire su Internet gli argomenti trattati in classe, sia assegnando compiti per casa che comportano l’uso del Web.

Cable in the Classroom - ph. pmorgan
Copiaincolla selvaggio a parte, una delle ragioni per cui molti insegnanti guardano con diffidenza alla rete come strumento didattico è l’impressione che Internet sia una specie di Far West dell’informazione sulle cui autostrade telematiche circola un sapere incontrollato, quindi inaffidabile. Wikipedia, consapevole del fatto che i minori, soprattutto i bambini, hanno bisogno di muoversi in un ambiente sicuro e scevro da vandalismi, ha realizzato il progetto Wikipedia For Schools. Si tratta di un DVD contente una selezione dei migliori articoli dell’enciclopedia online più famosa del mondo. L’immagine del DVD, ossia il file da masterizzare su supporto DVD vergine, pesa 2,9 Gb e contiene 5500 voci, 34mila immagini e 20 milioni di parole che tutte insieme potrebbero riempire circa venti volumi di una normale enciclopedia cartacea. Il file si può scaricare, ovviamente gratis, via BitTorrent all’indirizzo http://www.soschildrensvillages.org.uk/charity-news/2008-wikipedia-for-schools.htm, e per chi non desiderasse procurarsi un programma apposito per eseguire il download può servirsi del servizio offerto da bitlet.org inserendo l’url su indicato e cliccando sul pulsante “Download torrent”.
(il Friuli — 31 ottobre 2008)