“La mamma è una cosa seria. Essa si sacrifica da quando noi nasciamo. Essa produce il latte per noi. Quando siamo piccoli produce il latte, perché è un mammifero: per ciò si chiama mamma.”
Circa quindici anni fa il film “Io speriamo che me la cavo”, tratto dall’omonimo romanzo-diario del maestro D’Orta, diretto da Lina Wertmüller e da ricordare soprattutto per la misurata interpretazione di Paolo Villaggio, fece un po’ di luce su una scuola italiana in parte disastrata e tenuta in piedi dal lavoro di qualche eroico insegnante.
Una luce simile ma diversa proviene oggi da In Limine (www.lindina.net), il blog di una giovane insegnate di scuola media di cui uno dei suoi alunni scrive: “ha i capelli lunghi e mori, è di altezza normale e mi piace molto come si veste. Ha un carattere a volte allegro e a volte serio, non è molto paziente ma è gentile, quando si arrabbia con qualcuno prima alza la voce e poi da i compiti di punizione a tutta la classe. E’ molto chiara nelle spiegazioni e trova il modo di farci capire le cose anche se ogni tanto c’è troppa confusione. Ad esempio quando ha spiegato la comunicazione ci ha detto che noi siamo le sue interferenze preferite.”
Il blog di Lindina è un diario personale composto da tante annotazioni. Tanti pensieri trascritti che illuminano la personalità della blogger, insegnante e viaggiatrice e che rendono conto delle difficoltà quotidiane che incontra un’insegnate convinta che “la cosa più importante della scuola sono gli alunni.” Solo gli alunni.
In giorni in cui la scuola è oggetto di discussione sulla bocca di tutti, sfogliare il blog di Lindina è un modo per confrontare il proprio punto di vista con quello di chi vede la realtà scolastica dall’interno.
(il Friuli — 24 ottobre 2008)


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