Dall'archivio del mese:

settembre 2008

I corsi di Stanford per tutti, via web

scritto da Matteo Baldan il 27 settembre 2008

La Stanford University, prestigioso Ateneo statunitense, ha pubblicato dieci corsi online gratuiti di informatica e di ingegneria elettronica. Sono corsi per introdurre lo studente allo studio di materie ampie e complesse come l’informatica, l’intelligenza artificiale e la sistemistica. L’iniziativa rientra nel progetto Stanford Engeneering Everywhare, nato per trasmettere nozioni scientifiche a un pubblico il più ampio possibile, nella speranza che le persone coinvolte offrano a loro volta contributi di idee per estendere i confini del sapere.

Gli studenti possono seguire i corsi per via telematica senza doversi registrare. Non è possibile contattare direttamente il personale docente di Stanford, ma gli studenti possono comunicare tra loro via Facebook. Dal sito dell’Università si possono scaricare per ogni corso i video delle lezioni, le dispense, i compiti per casa e le verifiche scritte. Le registrazioni delle lezioni sono state anche pubblicate su YouTube e rese disponibili per iTunes. Tutti i materiali didattici sono distribuiti con licenza Creative Commons 3.0 Unported per incoraggiarne l’uso e la diffusione da parte di studenti e docenti. I corsi sono quasi identici a quelli che frequentano gli studenti di Stanford, ma l’Ateneo riconosce i crediti solo agli studenti regolarmente iscritti.

Stanford University Main Entrance (photo by ztij0)

Stanford University Main Entrance (photo by ztij0)

Sergey Brin, che a Stanford fondò Google nel 1998 insieme all’amico e socio Larry Page, ha aperto la scorsa settimana il suo blog personale, too.blogspot.com. Brin ha inaugurato il diario elettronico dichiarando di aver scoperto di essere geneticamente predisposto a contrarre il morbo di Parkinson. Sua madre soffre di Parkinson e anche la zia della madre si ammalò della stessa malattia. Pur riconoscendo che vi non è alcuna prova dell’ereditarietà del Parkinson, Brin afferma che le analisi del suo DNA fatte da 23andMe, l’azienda fondata dalla moglie Anna Wojcicki in cui Google ha già investito 3,9 milioni di dollari, evidenziano la mutazione del gene LRRK2 riscontrabile nei pazienti affetti da Parkinson. Mutazione che non dà la certezza di ammalarsi, ma predispone a quella malattia.

Brin si dice felice di aver scoperto con largo anticipo di essere a rischio Parkinson, perché così potrà impiegare parte del suo tempo e delle sue energie per contrastare l’eventuale insorgere della malattia.

A molti che si interrogano sul perché di questa pubblica dichiarazione, il giornalista del NYTimes Miguel Helft suggerisce che a Brin possa essere venuto in mente che condividere pubblicamente il codice genetico di ognuno possa giovare alla medicina, soprattutto se a gestire la banca dati ci dovesse pensare Google.

(il Friuli — 26 settembre 2008)

{ 0 commenti }

HotWired, c’era una volta nel Web

scritto da Matteo Baldan il 23 settembre 2008

Leggere Jeffrey Veen che racconta vita morte e miracoli di HotWired, uno dei primi siti commerciali, mi dà un sensazione simile a quella che provo riascoltando Wild Boys dei Duran Duran. Con la differenza che per risentire la voce di Simon Le Bon basta fare qualche ricerca su Last.fm o YouTube, mentre rivedere l’Internet delle origini è praticamente impossibile perché la maggior parte dei siti prodotti negli anni Novanta è scomparsa dalla Rete e quel poco che resta non è più navigabile con i browser dell’epoca, a meno che non si voglia riesumare qualche vecchio 486 con installato il software di quattordici, quindici anni fa.

HotWired nel 1994

HotWired nel 1994

Le schermate e le parole di Veen richiamano alla mente di chi ha navigato con modem a 9.9 o a 14.8 e si è cimentato con le prime versioni di HTML ciò che significava fare web design agli albori del Web. Progettare e realizzare pagine web era allora un’arte fatta di trucchi, raggiri e compromessi per soddisfare un minimo di senso estetico ovviando alle limitazioni imposte dalle tecnologie del tempo.

[Immagine di Jeffry Veen | Via Flickr]

{ 0 commenti }

La carta e i byte

scritto da Matteo Baldan il 19 settembre 2008

I libri di testo dovranno rimanere validi, quindi invariati, per almeno cinque anni. E’ quanto prevede il decreto legge firmato dal ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini, entrato in vigore il primo settembre. Questo dovrebbe favorire gli scambi di libri usati tra studenti, con auspicati risparmi per famiglie abituate a spendere centinaia di euro l’anno per la scuola. E potrebbe spianare la strada in Italia anche a servizi web come textbookrevolt, un modo intelligente per scambiarsi i vecchi libri di scuola senza spendere un euro oltre alle eventuali spese di spedizione. Se, infatti, il mercato dell’usato acquista i libri scolastici per poi rivenderli a prezzo maggiorato, textbookrevolt media gratuitamente tra le offerte e le richieste di migliaia di studenti dei collage americani rendendo possibile lo scambio alla pari.

Papertoy

Papertoy

Altra buona notizia per studenti e ricercatori è che Google ha da poco varato un servizio che rende accessibili via web gli archivi storici dei giornali. Ci vorrà, tuttavia, del tempo per trasformare montagne di carta in byte. Si calcola, infatti, che sepolti nelle emeroteche del globo ci siano diversi miliardi di pagine di giornale. Per ora si possono comunque già apprezzare in parte i risultati degli sforzi di Google cercando nell’archivio delle notizie, ad esempio, “Neil Armstrong and Edwin Aldrin” per poi navigare tra cronache del luglio ‘69 che raccontano le prime passeggiate degli astronauti statunitensi sulla luna.

Per i più piccini e per chi desideri ritagliarsi un momento di svago c’è toy-a-day, un blog che si è impegnato a pubblicare un papertoy, un giocattolo di carta al giorno per un anno. Sono lavoretti di carta, soprattutto pupazzi, da ritagliare, piegare e incollare. Tra i modelli finora proposti spiccano diversi famosi personaggi dei cartoni animati tra cui Snoopy, Bugs Bunny, i Teletubbies, le Superchicche e i Simpson.

(il Friuli — 19 settembre 2008)

{ 0 commenti }

Segnalibri per la scuola

scritto da Matteo Baldan il 12 settembre 2008

Inizia la scuola. E’ tempo per studenti a caccia di libri usati, genitori impazienti tra zainetti e grembiulini e insegnanti in agitazione di aggiornare i propri segnalibri web.
Tra i segnalibri di bambini, genitori e maestri non dovrebbe mancare Ricerche Maestre. Si tratta di un motore di ricerca per bambini curato da un gruppo di esperti maestri elementari che hanno selezionato circa duemila siti tra i migliori in rete per bimbi dai 3 ai 12 anni, con contenuti educativi e di svago.

Ready for school - photo by sub diversity

Ready for school - photo by sub diversity

Altro segnalibro pressoché obbligatorio è Yappr, un modo piacevole per imparare l’inglese guardando video. Non serve registrarsi, basta selezionare la propria lingua madre per scegliere tra centinaia di filmati divisi per genere e livello di difficoltà. C’è n’è proprio per tutti i gusti: dai discorsi pubblici di Barack Obama ai video musicali di Avril Lavigne. Ciascun filmato è sottotitolato in inglese e, stando a Yappr, saranno presto pubblicati i sottotitoli tradotti in altre lingue. Registrandosi gratuitamente si può entrare in contatto con altri Yappers, salvare i video preferiti, commentare e chattare.

Per gli studenti delle superiori e oltre c’è Netlog, un enorme social network europeo per socializzare con oltre 35 milioni di giovani del continente. Gli utenti di Netlog possono creare un proprio spazio web, formare un gruppo di amici con cui condividere video, foto, playlist ed entrare in chat. L’aspetto più apprezzabile di Netlog è la sua rigida politica di sicurezza per proteggere i moltissimi minorenni che ne fanno parte. Aspetto nient’affatto trascurabile se solo si ripensa all’iniziale atteggiamento “qualsiasi cosa va bene, chi se ne frega” dei creatori di MySpace, gli americani Chris DeWolfe e Tom Anderson, che lasciò agire indisturbati maniaci sessuali a caccia di adolescenti ingenui. Almeno fino alla morte di Josie Brown, assassinata a Baltimora nel dicembre del 2005 da un giovane conosciuto su MySpace. Allora i nuovi proprietari di MySpace, la News Corporation, reagirono cancellando le pagine personali di più di duecentomila utenti che pubblicavano contenuti offensivi e invitando gli altri a non divulgare mai informazioni personali come numeri di telefono e indirizzi.

(il Friuli — 12 settembre 2008)

{ 0 commenti }

Le prime elezioni dell’era Internet

scritto da Matteo Baldan il 5 settembre 2008

Ricorderemo queste presidenziali americane come le prime elezioni dell’era Internet. E’ stato riconosciuto il valore politico dell’attività dei blogger, si è guardato con entusiasmo ai social media e si sono sperimentate nuove forme di comunicazione via web.

Vote Here - Photo by lakelandlocal

Vote Here - Photo by lakelandlocal

Il candidato repubblicano John McCain ha ammesso di essere un citrullo informatico e dichiarato scherzosamente di odiare i blogger. L’autorevole giornalista Michael Massing osserva però che la blogosfera a stelle e strisce tende a destra e il critico di Internet Geert Lovink scrive che “la cultura blog non è progressista per definizione”.
Comunque sia i repubblicani hanno deciso di accreditare duecento blogger alla convention repubblicana di St. Paul per “portare a più persone il messaggio del senatore McCain”, come ha detto Joanna Bruges dell’ufficio stampa della convention.

I democratici intanto, per raggiungere un pubblico più ampio possibile, offrono due tipi di accredito ai blogger che partecipano alla convention di Denver. Il primo è analogo a quello offerto a giornalisti. Il secondo è un accredito speciale offerto a un solo blogger per stato per seguire senza restrizioni la convention insieme alla delegazione del proprio stato. I blogger statali sono stati scelti valutando la qualità degli articoli pubblicati sui loro blog e il traffico dei loro siti web.

Quest’anno, dunque, entrambi i partiti hanno dimostrato di aver compreso l’utilità del lavoro dei blogger. Mentre, infatti, milioni di Americani assisteranno alla diretta televisiva in prima serata dei discorsi dei candidati, i blogger offrono ad una nicchia di utenti un resoconto completo e costantemente aggiornato su tutto ciò che avviene durante i giorni della convention.

Barack Obama è la vera stella dei social networks. Ha più di un milione e trecentomila sostenitori su FaceBook, pubblica continuamente nuove foto della campagna elettorale su Flickr, raccoglie discorsi, programmi e dichiarazioni ufficiali su Scribd ed è presente su quasi tutti i social network.

In quest’avvincente campagna elettorale c’è stato anche un ardito esperimento di dibattito via twitter tra il rappresentante del partito democratico Mike Nelson e quello del partito repubblicano Liz Mair. La discussione è durata alcuni giorni durante i quali la moderatrice Ana Maria Cox, blogger del Time, ha rivolto una domanda ai partecipanti. Questi hanno potuto rispondere con una serie illimitata di interventi rispettando solo il limite di 140 caratteri per messaggio imposto da twitter.

Una campagna elettorale appassionante e innovativa questa, il cui clima euforico ha contagiato anche il giovane Max Sanders che ha avuto la poco brillante idea di mettere il suo voto all’asta su eBay. Una goliardata che gli è costata la denuncia del procuratore del Minnesota. Adesso Sanders rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di diecimila dollari.

(il Friuli — 5 settembre 2008)

{ 0 commenti }