La Stanford University, prestigioso Ateneo statunitense, ha pubblicato dieci corsi online gratuiti di informatica e di ingegneria elettronica. Sono corsi per introdurre lo studente allo studio di materie ampie e complesse come l’informatica, l’intelligenza artificiale e la sistemistica. L’iniziativa rientra nel progetto Stanford Engeneering Everywhare, nato per trasmettere nozioni scientifiche a un pubblico il più ampio possibile, nella speranza che le persone coinvolte offrano a loro volta contributi di idee per estendere i confini del sapere.
Gli studenti possono seguire i corsi per via telematica senza doversi registrare. Non è possibile contattare direttamente il personale docente di Stanford, ma gli studenti possono comunicare tra loro via Facebook. Dal sito dell’Università si possono scaricare per ogni corso i video delle lezioni, le dispense, i compiti per casa e le verifiche scritte. Le registrazioni delle lezioni sono state anche pubblicate su YouTube e rese disponibili per iTunes. Tutti i materiali didattici sono distribuiti con licenza Creative Commons 3.0 Unported per incoraggiarne l’uso e la diffusione da parte di studenti e docenti. I corsi sono quasi identici a quelli che frequentano gli studenti di Stanford, ma l’Ateneo riconosce i crediti solo agli studenti regolarmente iscritti.

Stanford University Main Entrance (photo by ztij0)
Sergey Brin, che a Stanford fondò Google nel 1998 insieme all’amico e socio Larry Page, ha aperto la scorsa settimana il suo blog personale, too.blogspot.com. Brin ha inaugurato il diario elettronico dichiarando di aver scoperto di essere geneticamente predisposto a contrarre il morbo di Parkinson. Sua madre soffre di Parkinson e anche la zia della madre si ammalò della stessa malattia. Pur riconoscendo che vi non è alcuna prova dell’ereditarietà del Parkinson, Brin afferma che le analisi del suo DNA fatte da 23andMe, l’azienda fondata dalla moglie Anna Wojcicki in cui Google ha già investito 3,9 milioni di dollari, evidenziano la mutazione del gene LRRK2 riscontrabile nei pazienti affetti da Parkinson. Mutazione che non dà la certezza di ammalarsi, ma predispone a quella malattia.
Brin si dice felice di aver scoperto con largo anticipo di essere a rischio Parkinson, perché così potrà impiegare parte del suo tempo e delle sue energie per contrastare l’eventuale insorgere della malattia.
A molti che si interrogano sul perché di questa pubblica dichiarazione, il giornalista del NYTimes Miguel Helft suggerisce che a Brin possa essere venuto in mente che condividere pubblicamente il codice genetico di ognuno possa giovare alla medicina, soprattutto se a gestire la banca dati ci dovesse pensare Google.
(il Friuli — 26 settembre 2008)




