Dall'archivio del mese:

marzo 2008

ll Web 3.0 è semantico

scritto da Matteo Baldan il 28 marzo 2008

Apro Google, inserisco la parola “albero” e clicco su cerca. I primi tre risultati che il motore di ricerca mi restituisce sono le definizioni del termine in botanica e in meccanica seguite da “L’albero azzurro”, che è un programma della Rai dedicato ai bambini. Risultati ambigui. Qualsiasi ricerca sul web è, allo stato dell’arte, a rischio ambiguità perché i motori di ricerca non sono costruiti con una tecnologia che consenta loro di leggere, interpretare e indicizzare di conseguenza i contenuti delle pagine web.
Provo ora a cercare “presidenti texani degli Stati Uniti d’America”. Google stavolta restituisce risultati generici e inappropriati. La mia domanda rimane senza risposta. Provo allora con “calciatori brasiliani che hanno giocato nell’Udinese” e ancora una volta non trovo risposta. Per avere una risposta a domande di questo genere è necessario, infatti, quello che viene chiamato web semantico, con un termine proposto per la prima volta nel 2001 da Tim Berners-Lee, l’inventore del web.

Il web semantico è il web degli “agenti intelligenti”, vale a dire di applicazioni in grado di comprendere il significato dei contenuti online e di guidare, quindi, l’utente direttamente verso l’informazione cercata. Se, dunque, cercassi, “presidenti della regione FVG” su un ipotetico motore di ricerca semantico, questo dovrebbe restituirmi l’elenco dei nomi di coloro che hanno retto la regione, ciascuno linkato ad una scheda contenente, ad esempio, una foto del presidente, i simboli dei partiti che l’hanno appoggiato, una breve biografia etc. Guardando oltre, molto oltre, un bravo agente semantico potrebbe prenotarmi un biglietto per Londra a meno di duecento euro, prevedendo il mio arrivo in centro città entro le tredici in punto. Per soddisfare la mia richiesta, il mio agente andrebbe a spulciare tra i siti degli aeroporti londinesi, calcolerebbe i tempi di percorrenza tra questi e Piccadilly Circus in base al traffico per poi propormi le tariffe più convenienti.

Sul web semantico i ricercatori sono all’opera da diverso tempo e finalmente si vedono i primi frutti. Freebase, ad esempio, è un consistente serbatoio di informazioni stile Wikipedia ancora in fase embrionale che è stato creato da Metaweb Technologies di San Francisco secondo i principi del web semantico: cerco, ad esempio, “New York”, filtro i risultati con la parola “Film” ed ecco l’elenco dei film che c’entrano NY, poi clicco “Gangs of New York” e visualizzo la scheda del film, clicco quindi su Cameron Diaz ed ecco la scheda dell’attrice.

Altro esempio di web semantico è Swotti, un motore di ricerca che sbircia tra i commenti di blog e forum per fare la sintesi delle opinioni della parte più attiva del popolo del web su un prodotto, un’azienda o una persona. Ho testato Swotti con un paio di parole come “iPhone” e “Silvio Berlusconi” e sono rimasto favorevolmente colpito da come vengono visualizzati i risultati con tanto di grafici e classifica dei commenti.

(il Friuli — venerdì 28 marzo)

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Top of the Web

scritto da Matteo Baldan il 21 marzo 2008

Quali sono le applicazioni web più popolari? A chiederselo è stata una piccola web agency inglese con sede a Bath, la Carsonifield, che, insoddisfatta dalle risposte che si possono trovare su Internet, ha creato il sito Web Apps Charts per girare il quesito direttamente ai naviganti. Raggiunti i tremila voti, la Carsonfield ha terminato il sondaggio e pubblicato le applicazioni web più votate. Tale classifica vede Gmail in testa, seguito da Flickr, Twitter, Facebook, Raverly, Wordpress, Mint, Last.fm, BasecampLivejournal.

Sebbene la parte alta della classifica non contenga sorprese, è stupefacente trovare Raverly, una comunità online di appassionati di taglio e cucito, addirittura al quinto posto. Basta, tuttavia, visitare Raverly per farsi un’idea di quanto gli knitters, cioè gli amanti dei gomitoli, siano attivi sul web, sempre in cerca di nuove idee e consigli su pattern e filati. Altrettanto sorprendente è la presenza in settima posizione di Mint, un’applicazione a pagamento da scaricare e installare sul proprio web server per tracciare splendidamente le statistiche aggiornate sui visitatori.

Meno sbalorditivo è, invece, trovare in ottava posizione Last.fm, un’applicazione per ascoltare musica, che fa scrobbling, ossia disegna con precisione il profilo dell’utente in base ai brani da lui cercati per poi dargli consigli sempre più accurati.
Il nono posto di Basecamp conferma, infine, l’ascesa di questa ottima piattaforma per la condivisione online di lavori e progetti.

Tra gli esclusi più illustri occorre ricordare MySpace e YouTube. E’ da notare, però, che agli elettori è stato chiesto di indicare l’applicazione più utile, ossia quella a cui essi non vorrebbero mai fare a meno; non la più conosciuta. E’ quindi ipotizzabile che i votanti abbiano ritenuto più proficuo condividere idee e progetti con amici e colleghi piuttosto che guardare video demenziali.

Termino indicando un’applicazione che troverebbe certamente posto nella mia speciale classifica: del.icio.us, un modo vantaggioso per salvare e condividere i propri segnalibri.

(il Friuli — 21 marzo 2008)

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Prove di democrazia digitale

scritto da Matteo Baldan il 14 marzo 2008

La primavera è prossima e il clima elettorale si sta scaldando favorendo la fioritura di nuovi progetti di democrazia elettronica. Le 10 domande ai candidati premier sono, a proposito, un intrigante progetto di giornalismo partecipativo promosso dal Sole 24 Ore: qualunque utente può rivolgere una videodomanda ai candidati premier registrandola su uno dei tanti servizi di video online come YouTube, Dailymotion o MySpace, per poi pubblicarla sul sito del Sole. Le dieci domande più votate dai visitatori comporranno una videointervista che sarà proposta ai candidati premier, le cui eventuali videorisposte potranno essere a loro volta votate e commentate, creando così insolite possibilità di dibattito.

L’archetipo di 10domande è 10questions, realizzato in occasione delle Primarie statunitensi con collaborazione del New York Times, in cui ad alcune delle dieci domande più votate ha risposto anche il candidato democratico Barack Obama, l’unico tra i candidati che hanno inviato un video ad essere ancora in corsa per la nomination alla Casa Bianca.

Tutto all’insegna della trasparenza è, invece, openpolis: un progetto interamente open source che si propone di rendere la politica più facilmente controllabile da parte dei cittadini. Openpolis ha, infatti, schedato la maggior parte dei politici italiani, anche a livello locale, e chiunque può integrare ciascuna scheda con gli incarichi e le azioni politicamente rilevanti di ciascun uomo politico. E’ addirittura possibile adottare un politico, assumersi cioè l’impegno di seguirlo con particolare cura e assiduità e di moderare le note stese dagli altri utenti sul suo conto.

Il più ambizioso dei progetti di e-democrarcy è, infine, la Lista Partecipata: un sistema che mira a realizzare una forma di democrazia diretta. La LP è, infatti, non solo una lista civica in corsa alle elezioni Provinciali di Roma, ma anche un gruppo di utenti-cittadini che si propone di regolare via web l’attività degli eventuali futuri consiglieri provinciali della lista medesima.

(il Friuli — 14 marzo 2008)

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Orecchie in Rete

scritto da Matteo Baldan il 7 marzo 2008

Ascoltare online la propria musica preferita, semplicemente. Grazie a Songza, interessante motore di ricerca musicale e internet jukebox, è possibile cercare un brano tra le pressoché illimitate risorse disponibili in rete e ascoltarlo immediatamente. L’interfaccia di Songza, progettata dall’agenzia Humanized di Chicago, è un autentico capolavoro di usabilità: immediata, gradevole e funzionante con tutti i browser. Con Songza, inoltre, si possono creare facilmente playlist, acquistare brani su Amazon, condividere canzoni via email e, perfino, includere il proprio brano preferito nel proprio sito web.

Altro servizio web degno di nota è Songerize. Il design è affatto spartano: una casella per inserire il nome del brano, una per il nome dell’artista e il tasto “play”. Qualità audio generalmente omogenea e di buon livello per un servizio web, Songerize si appoggia all’evoluto motore di ricerca musicale Seeqpod che consente, ad esempio, di condividere con gli amici i risultati delle proprie ricerche e di vedere i videoclip dei brani prediletti.

Ultimo nato della famiglia dei jukebox online è il russo Tangoo. L’interfaccia Google style, disponibile anche in lingua inglese, non è particolarmente curata, ma è facile da usare. La homepage, oltre a contenere il modulo per le ricerche, dà suggerimenti curiosamente non suddivisi per genere musicale, ma per stati d’animo: cool, divertito, romantico e via sentendosi. La pagina dei risultati, infine, consiglia artisti affini a quelli cercati. Tuttavia pare che questa funzionalità debba essere ancora messa a punto dato che cercando brani dei Pink Floyd mi sono stati consigliati gruppi come di AC/DC e gli Iron Maiden.

(il Friuli — 7 marzo 2008)

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